domenica 15 ottobre 2017

Cosa c'è da festeggiare?


14 Ottobre 2007, nasceva il Partito Democratico, per tutti PD, che doveva essere il salto nel futuro della Sinistra, che doveva essere un'esperienza nuova, differente, che doveva guardare più alle persone ed alla loro voglia di cambiamento. Nasceva strizzando l'occhio alla politica americana: nome, primarie, spirito maggioritario, bipolarismo, l'avversario politico non un nemico da odiare.

Fin dalla sua fondazione non si è ben capito cosa fosse, sto PD. Idee nuove ma pronunciate da uomini vecchi che arrivavano da esperienze politiche differenti, chi ex-comunista chi ex-democristiano. Il PD doveva essere la casa delle Sinistra e dei riformisti ma negli anni si è trasformato nella casa delle correnti e delle lotte interne, in cui il primo problema era capire chi contava davvero.

A me ha dato sempre l'impressione di essere la nuova DC, un grande agglomerato di esperienze diverse tenute insieme dalla possibilità di governare, di entrare nella stanza dei bottoni. Guardate le leadership che si sono susseguite: Veltroni, Franceschini, Epifani, Bersani, Renzi tutte persone moderate con una scarso appeal politico, che non hanno saputo avere una visione futuristica ma terribilmente ancorata all'oggi. Forse il primo Renzi ha saputo ottenere quel seguito popolare più per la sua freschezza giovanile che per quello che diceva, ma la voglia di cambiamento era talmente alta che è bastato avere meno di 40 anni.

Oggi si festeggiano i primi 10 anni, con la solita parata di ex segretari, qualche polemicuccia e molta autoreferenzialità. E' un partito che ha fallito il suo compito, non ha saputo costruire una nuova classe dirigente, non ha saputo tenere unita la Sinistra, non ha saputo proporre una nuova società. Il PD è diventato il punto di riferimento dell'elettore che non vuole scocciature, che vuole il voto sicuro, che vuole rassicurazioni che poco o nulla cambierà.

Oggi il PD è quella DC che mi ero sempre immaginato fin dalla sua fondazione, un movimento politico stanco, pieno di liti, che continua a difendere il suo segretario che doveva dimettersi dopo il fallimento del referendum costituzionale. Invece, ce lo ritroveremo ancora protagonista alle prossime elezioni ma, dopotutto, è ancora in corsa un 81enne, di tempo per fallire nuovamente ce ne è. Eccome.

mercoledì 11 ottobre 2017

La questione catalana

Carles Puigdemont sta rappresentando egregiamente il concetto di avventurismo politico. L'attuale Presidente della Catalogna ha cavalcato il sentimento indipendentista per combattere una battaglia politica più ideologica che pratica. Il grande errore di Puigdemont è stato quello di non avere, fin da subito, una strategia chiara che non si affidasse esclusivamente al referendum (pre voto) ed al muro contro muro con il Governo (post voto).

La prima domanda che un qualsiasi osservatore si è posto è stata "perché la Catalogna vuole l'indipendenza?". Le motivazioni reali sono apparse fin da subito molto fragili: Repubblica Catalana, sempre nell'UE e sempre con l'euro. Pochino. Le motivazioni ideologiche, al contrario, hanno preso le luci delle ribalta, raccontandoci una regione che voleva diventare Stato, che voleva una propria lingua, che non sopportava più il Re. 

Il referendum è stato il crocevia di tutto. Indire una consultazione popolare sull'indipendenza senza il consenso né di Madrid né dell'UE è stato un azzardo assoluto. Puigdemont lo sapeva ma ha continuato per la sua strada, ottenendo la reazione violenta della Guardia Civil che ha ulteriormente esacerbato gli animi. L'illegalità del referendum sta principalmente nelle sue modalità: seggi non certificati, elettori che hanno votato anche quattro volte, impossibilità di voto online (app bloccata dalla magistratura spagnola).

Mariano Rajoy, invece, non ha dato dimostrazione di grande fantasia politica ma si è limitato ad applicare la legge e la logica per contrastare l'onda indipendentista catalana. Il Governo doveva solo chiudere tutte le porte al concetto d'indipendenza consensuale. Se l'avesse fatto, la Spagna avrebbe cessato di esistere. L'unico errore di Rajoy è stato quello di inviare la Guardia Civil prima del voto, portando ulteriore tensione e rischiando lo scoppio della guerra civile. Cosa sarebbe successo se durante gli scontri, un catalano fosse morto?

Dopo la dichiarazione di indipendenza unilaterale di Puigdemont (subito sospesa, per agevolare le trattative con Madrid) l'ago della bilancia pende decisamente verso il Governo. Il governatore catalano appena sempre più isolato, incapace di capire come uscire da questa crisi politico-istituzionale. Intanto le aziende stanno abbandonando Barcellona, le manifestazioni anti indipendenza sono aumentate ed i principali partiti politici hanno fatto fronte comune attorno alla capitale.

La sensazione è quella che il Governo Rajoy non voglia umiliare la Catalogna, togliendogli l'autonomia attraverso l'articolo 155. I due contendenti si siederanno attorno ad un tavolo e ci sarà una nuova riforma sull'autonomia catalana. Se ciò avverrà il fronte indipendentista perderà forza e coesione (come sta già avvenendo).

Sullo sfondo di questa vicenda c'è l'Unione Europea che ha recitato un ruolo marginale, secondario, da semplice spettatore facendoci capire quanto sia ancora debole sulle questioni comuni. Ma questa non è una novità.

mercoledì 27 settembre 2017

Leader dal basso

Nel deserto di idee che attanaglia la politica italiana è toccato al M5S prendere la scena per un weekend grazie alle "Primarie". La corsa alla scelta del proprio Leader, nonchè Candidato Premier, non è stata di certo coinvolgente ma estremamente scontata e dalle modalità molto sbrigative (regolamento presentato il 15 settembre, votazioni online il 21-22 settembre). Luigi Di Maio era già stato scelto circa 2 anni fa dalla base ed infine ratificato da Casaleggio & Grillo più per mancanza di alternative credibili. In quasi 5 anni di attività politica in Parlamento i pentastellati non hanno creato nessun tipo di classe dirigente seria e credibile e queste Primarie lo hanno (ri)certificato.

L'aspetto che mi ha colpito di più è stata la quasi totale disaffezione degli  iscritti a questo appuntamento, forse il più importante nella breve storia del movimento. I votanti online sono stati circa 1/3 (37.442 su 150mila iscritti) veramenti pochi, se consideriamo che le prossime elezioni segneranno il futuro politico del movimento: o al Governo del Paese o 5 anni di (ennesima) opposizione sterile e chiassosa che ne ridimensionerebbe (definitivamente?) le aspettative. Le piazze piene e ricche di voglia di cambiamento stridono fortemente con la reale partecipazione, delegata a quei pochi che si fidano ciecamente delle proposte di Grillo.

Analizzando i contenuti ce ne sono veramente pochi, soprattutto perchè l'impostazione iper maggioritaria data alla manifestazione "Italia a 5 stelle" è un terribile sbaglio politico. Ad oggi l'Italia non ha una legge elettorale certa e quasi sicuramente sarà di indirizzo proporzionale. Luigi di Maio dopo l'incoronazione, invece,  si è presentato come un classico Leader maggioratorio, parlando di programma e squadra di governo, come se il M5S potesse governare da solo. La realtà che ci attende sarà ben diversa, con un Parlamento molto frammentato in cui il nuovo Presidente del Consiglio verrà deciso principalmente da Mattarella e con i partiti che si accorderanno per un Governo di coalizione. Se Di Maio continuerà per la strada dell'intransigenza politica rifiutando qualsiasi tipo di accordo post-elezione butterà al vento milioni di voti che chiedono azioni concreti.

Capito altri candidati. Cosa spinge un comune cittadino senza esperienza politica a candidarsi a rappresentare uno dei primi 3 partiti d'Italia? Incoscienza? Protagonismo? Dilettantismo? Difficile dirlo ma la loro scelta sembra più dettata dalla sindrome da "partecipazione al talent show". Nadia Piseddu, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Vincenzo Cicchetti, Andrea Frallicciardi e Domenico Ispirato hanno preso, tutti insieme, 2870 voti pari al 7,68%. Il nulla. La partecipazione dalla basso, diffusa, in cui tutti hanno le stesse possibilità in partenza è risultata, ancora una volta, pura illusione. L'autogestione in politica ha sempre portato scissioni, guerre interne, poca chiarezza nelle candidature.

Infine è passato sotto silenzio l'attacco verbale che ha subito la giornalista di Rainews24, Enrica Agostini da parte di uno sparuto gruppo di sostenitori. Il Movimento si è subito dissociato non ricordandosi che da anni equipara i giornalisti a servi del potere disprezzandone il ruolo a prescindere. Se continui a lanciare insulti alla categoria, prima o poi, qualcuno si sente autorizzato a passare alle vie di fatto e se vuoi diventare forza di governo, questo atteggiamento non te lo puoi permettere. Ma il M5S vuole veramente governare?

lunedì 1 maggio 2017

Le (non) Primarie PD

Mini analisi politica. A nessuno interessavano le (ennesime) Primarie del PD. Troppo scontate, con personaggi noiosissimi ed arci conosciuti da generare un qualsiasi pur minimo entusiasmo. Ha (ri)vinto Matteo Renzi e come da copione ha snocciolato i soliti slogan, dispensato ottimismo alla sua corte e ci ha fatto capire che si accorderà con le persone e non con i partiti (tradotto con Alfano e Pisapia).

L'unica cosa che mi ha veramente colpito è stata l'età media delle persone in fila ai gazebo. Decadenti. Sì, mi hanno dato l'impressione della decadenza gattopardesca siciliana, quelli del "cambiare tutto per non cambiare niente". Gli elettori anziani delle primarie erano quei giovani comunisti che lottavano in piazza per ottenere più diritti e salari dignitosi contro il Padrone brutto e cattivo. Oggi hanno votato colui che, attraverso il Jobs Act, ha dato una grossa mano al Padrone, riducendo diritti e di conseguenza i salari. I giovani o almeno una grossa parte di essi è fuggita via, chi fisicamente all'estero, chi mentalmente strizzando l'occhio al movimento 5 stelle o all'assenteismo, ultima fermata di una lunghissima via crucis fatte di promesse mancate e di un futuro senza speranza. 

Un PD con base over60, M5S governato da un 70enne, Forza Italia in mano ad un 80enne. Con queste premesse andremo alle prossime elezioni con una leggere elettorale ancora misteriosa (e di cui nessuno parla più) con pochissime idee e tantissimo odio. Oggi si analizzano le primarie PD con il solito provincialismo italiano, dibattendo se Renzi è cambiato o no e se il Governo Gentiloni sopravviverà (ma per fare cosa?).

Buon 1 Maggio.
 

domenica 30 aprile 2017

Tutti Pazzi?I Per il Milan

Silvio Berlusconi è stato più che un politico ed un imprenditore un grande uomo di spettacolo e la "cessione" del Milan è stata una grandissima telenovela a puntate durata da un paio di anni. Vi ripropongo i passaggi fondamentali in rigoroso ordine di "proprietario" fino alla conclusione delle trattative.

Poe Qiu Ying Wang (alias Mister Pink)

10 marzo 2015. Dalla Romania rimbalza la notizia della vendita del Milan a Mr Pink

13 maggio 2015. Ancora il nome di Mr Pink viene associato al closing del Milan.

Wanda Group

13 maggio 2015. Anche il nome del gruppo cinese Wanda Group viene associato al closing del Milan.

15 aprile 2016. Wanda Group torna di attualità venendo inserita nella nuova cordata cinese che starebbe comprando il Milan.

16 aprile 2016. Wanda Group smentisce categoricamente qualsiasi trattativa nel comprare il Milan.

Jack Ma

27 aprile 2016. Tra i pretendenti al Milan spunta anche il Fondatore di Alibaba.

Bee Taechaubol

3 agosto 2015. Mister Bee firma un accordo preliminare per la vendita del Milan

16 dicembre 2015. Sport Mediaset indica proprio nel 16 dicembre la data del closing da parte del broker

15 gennaio 2016. Saltata la data di dicembre, in gennaio, Berlusconi e Bee trattano ad oltranza

10 luglio 2016. Dopo non aver mai chiuso la trattativa il nome di Mr. Bee torna di moda a luglio ma ormai le trattative con una nuova cordata cinese sono già ben avviate.

Salvatore Galatioto (Consorzio Cinese)

13 giugno 2016. Arriva in Italia Salvatore Galatioto per vendere il Milan al consorzio cinese che rappresenta.

30 giugno 2016. Il consorzio cinese che trattava da 2 anni la cessione del Milan non ce la fa

Sino-Europe Sports/Rossoneri Sport Investment Lux (Cordata Cinese)

13 aprile 2016. Definitivamente archiviato Mister Bee arriva la notizia che una nuova cordata cinese sarebbe pronta a rilevare il Milan per 700 milioni.

5 agosto 2016. Ad inizio agosto il Milan viene venduto alla cordata cinese capeggiata dalla Sino-Europe Sports. Gli uomini che la rappresentano sono Yonghong Li ed Han Li che si fanno fotografare con Silvio Berlusconi e versano i primi 15 milioni di caparra.

11 agosto 2016. La Sino-Europe Sports nomina subito come CEO Marco Fassone che sarà il rappresentante italiano.

6 settembre 2016. Arriva anche la seconda tranche da 85 milioni di euro.

21 settembre 2016. Bloomberg getta ombre sulla solidità finanziaria della Sino-Europe Sports. Vengono subito smentite con un comunicato ufficiale.

20 Settembre 2016. I soci della cordata cinese dovrebbero essere: Sino-Europe Sports (33%) -  Yonghong Li (15%) - Haixia Capital (15%) - Jilin Yongda (3%).

22 settembre 2016. Il closing sembra imminente e viene fissata come data il 15 novembre 2016.

4 ottobre 2016. Prima intervista ad un quotidiano italiano ad Han Li che conferma i grandi progetti per il Milan

4 novembre 2016. La Sino-Europe Sports si riduce a 4-5 soci e sposta il closing a fine novembre 2016.

17 novembre 2016. A pochi giorni dal derby viene data una nuova data del closing questa volta è il 13 dicembre 2016.

26 novembre 2016. Parla Berlusconi che conferma le buone intenzioni della Sino-Europe Sports ma che la burocrazia cinese è molto lenta e quindi il closing slitterà.

2 dicembre 2016. La Sino-Europe propone alla Fininvest di posticipare il closing al 28 febbraio 2017 versando una nuova caparra da 100 milioni.

7 dicembre 2016. Altra data del closing questa volta è il 3 marzo 2017.

8 dicembre 2016. Ulteriori ombre (dopo quelle di Bloomberg) arrivano da Jochen Lösch CEO di MP&Silva (la più grande agenzia di distribuzione di diritti tv sportivi) che dichiara di non aver mai sentito parlare della Sino-Europe Sports.

12 dicembre 2016. La seconda caparra da 100 milioni non arriva.

13 dicembre 2016. Il giorno dopo la Sino-Europe Sports versa alla Fininvest la caparra.

14 dicembre 2016. Anche la Gazzetta nutre dubbi su tutta l'operazione finanziaria visto che ad oggi non si conoscono tutti i nomi degli investitori coinvolti nell'operazione.

16 dicembre 2016. Qualcosa si muove sul fronte del nomi degli investitori. Sembrano essere principalmente 4 aziende cinesi: Huangshi Zhongbang Sports Development, China Industrial Bank Asset, China Huarong e la Haixia Capital.

4 gennario 2017. Il sito Calcio&Finanza viene in possesso dei documenti originali che attestano che i fondi per la caparra di 200 milioni arrivano dalle Isole Vergini Britanniche.

23 gennaio 2017. Interviene anche Paolo Berlusconi e conferma che il closing si farà il 3 marzo.

13 febbraio 2017. Sino-Europe Sports rimborsa completamente il prestito alla holding delle Isole Vergini Britanniche.

24 febbraio 2017. China Huarong si tira fuori dalla cordata che il 3 marzo deve completare il closing.

25 febbraio 2017. L'ex capitano e bandiera Paolo Maldini nutre ancora forti perplessità su tutta l'operazione.

27 febbraio 2017. Tutto pronto per il closing che viene confermato per il 3 marzo.

28 febbraio 2017.  A pochi giorni dal closing iniziano a girare voci sul ritardo nel pagamento dell'ultima tranches da 420 milioni. Inoltre l'Ad Marco Fassone non riesce più a contattare i soci cinesi di Sino-Europe Sports e la banca China Merchant Bank smentisce ogni coinvolgimento nella cordata. Nelle ultime ore emerge che l'unico acquirente possa essere Yonghong Li che avrebbe richiesto il pagamento rateizzato.

01 marzo 2017. Sempre più probabile lo slittamento della data del closing. All'appello mancano ancora 170 milioni. Il Presidente Berlusconi pare molto irritato da questo ulteriore intoppo, minacciando di tenersi la società. Gli scenari possibili paino essere quattro.

4 marzo 2017. Il Tempo intervista Berlusconi che conferma che il closing non si farà il 3 marzo ma che la Sino-Europe Sports ha chiesto una breve proroga. Nuova data il 10 marzo in cui i cinesi devono inderogabilmente versare i 100 milioni (sarebbe la terza caparra).

5 marzo 2017. Sempre Berlusconi apre ad un possibile dietrofront qualora i cinesi non saldassero gli impegni economici pattuiti.

8 marzo 2017. Sino-Europe Sports sta preparando la terza caparra da 100 milioni necessaria per avere la proroga di un mese (richiesta la settimana scorsa).

13 marzo 2017. La terza caparra non arriva per il 10 marzo, si aspetta la fine della settimana per dare modo alla Sino-Europe Sports di versare i 100 milioni. A caparra versata si fisserrà la nuova data del closing.

16 marzo 2017. La terza caparra continua a non arrivare. Questa volta sembra per un problema tecnico, Il bonifico da 100 milioni è atteso domani o lunedì. Senza questa ultima trance non si possono eseguire le firme per il closing definitivo (che dovrebbe avvenire il 7 aprile).

20 marzo 2017. Ancora nessuna notizia del versamento della terza caparra da 100 milioni

22 marzo 2017. Arrivano i primi 20 milioni della terza caparra da 100 milioni.

23 marzo 2017. Voci insistenti danno per certo uno slittamento della data del closing. Dal 7 al 14 aprile.

24 marzo 2017. I restanti 80 milioni necessari per completare il closing (fissato per il 7 aprile) tardano ad arrivare. Molto probabile una nuova proroga della data della chiusura della trattativa.

25 marzo 2017. Altro mini bonifico da 30 milioni da parte di Sino-Europe Sports. Fino a questo momento la cordata cinese ha versato 250 milioni e gliene mancano altri 50 milioni per completare il closing. Intanto il sito Calcio&Finanza svela con documenti ufficiali la creazione di una nuova società alle Isole Vergini Britanniche, la Rossoneri Advanced Company Limited, che dovrebbe garantire alla Sino-Europe Sports la liquidità necessaria per pagare l'ultima tranche da 100 milioni.

26 marzo 2017. Altro colpo di scena!. La Sino-Europe Sports viene chiusa, Yonghong Li rimane l'unico socio ed utilizza la Rossoneri Sport Investment Lux (società con sede in Lussemburgo e già utilizzata da Sino-Europe Sports per le operazioni in Europa) per completare il closing.

27 marzo 2017. Viene confermato, con un comunicato ufficiale, che la data del closing sarà il 14 aprileYonghong Li riceve un finanziamento da parte del fondo americano Elliott Management di circa 320 milioni, attraverso la società RedBlack Sarl (scatola lussemburghese costruita ad hoc). Con questo finanziamento non ci dovrebbero esserci problemi per la chiusura della trattativa. Va ricordato che Elliott Management applicherà un tasso d'interesse di oltre il 10%.

31 marzo 2017. Yonghong Li da come garanzia al fondo Elliott le sue quote di aziende in Cina per 500 milioni.

1 aprile 2017. Il 9 aprile è attesa a Milano una delegazione cinese (capitanata dal braccio destro David Han Li) per anticipare il closing al 13 aprile (invece del 14 aprile). Intanto si viene a sapere che Yonghong Li dovrà pagare 20 milioni alla Elliott se il closing dovesse saltare.

6 aprile 2017. Prima della conclusione della trattativa emergono nuovi dubbi sul prestito di 303 milioni di Elliott a Yonghong Li. Quasi tutte le fonti finanziarie hanno indicato in 18 mesi la durata del prestito ma stanno circolando altre voci che il prestito sarebbe di 5 anni.

8 aprile 2017. Si lavora alacremente per rendere disponibili i 190 milioni dei 303 necessari per la conclusione dell'affare.

11 aprile 2017. Il closing è ormai imminente, il sito Calcio&Finanza analizza tutta l'intera operazione finanziaria.

13 aprile 2017. Ore 14.04 arriva il bonifico che sancisce definitivamente il passaggio del Milan alla Rossoneri Sport Investment Lux di Yonghong Li.

martedì 28 febbraio 2017

Juventus vs Empoli in 10 punti

1) I giornalisti (tali o presunti) non ci azzeccano mai sulla formazione. Puntavano molto sull'esclusione di Marchisio (con polemiche già pronte) invece nulla, c'era pure Bonucci. Che sfiga.

2) E' tornato il Dani Alves che conoscevamo. Corsa, inserimenti verso il centro, cross, personalità. Ricambia l'assist di settimana scorsa ad Alex Sandro, attendiamo balletti social.

3) Marchisio è ancora indietro di condizione e di tempi di gioco, sbaglia controlli e qualche passaggio ma è pur sempre il nostro principino. Coccole infinite.

4) Quando c'è da far casino tatticamente il buon Cuadrado non lo batte nessuno. Solite due o tre situazioni che potevano essere gestite meglio e l'assist per Mandzukic era un tiro sbagliato. Entropia.

5) Higuain era in versione assist-man. Stupenda la palla per Mandzukic che viene (sciaguratamente) sbagliata. Lo preferisco più in area ma con l'Empoli va bene tutto, anche che non segni.

6) Sul finire della stagione lo Sturaro inizia a mettere su partite e condizione. Non sarà un granchè tecnicamente ma la sua presenza di sente sempre e poi a sinistra è da pura confusione tattica che comunque da un senso alla squadra. Tuttocampista.

7) Settimo goal stagionale per il giocatore più amato dal popolo juventino. Il Manzo non delude mai, corsa, grinta, goal sbagliati, colpi di tacco. Erede di Nedved.

8) Brutto vedere lo Juventus Stadium mezzo vuoto. Ok era una partita di poco conto, tra tre giorni c'è la Coppa Italia ma un pò più di sostegno non guasta mai.

9) Ho sempre più la certezza che Mario Lemina se ne andrà via a giugno più per problemi comportamentali che sportivi. Ormai è l'ultimo centrocampista della rosa. Fantasma.

10) Altra serata da spettatore per Neto. Lo sveglia solo un tiro di Josè Mauri ma è una puntura.

venerdì 24 febbraio 2017

L'aborto della laicità

Ci risiamo. E' dal 1978, quando fu approvata la legge 194 per garantire la tutela della maternità e dell'interruzione di gravidanza che il mondo "cattolico" l'ha sempre osteggiato con ogni mezzo. Negli anni lo strumento più utilizzato è stato quello dell'obiezione di coscienza. Molti medici non praticano l'aborto, facendone una questione di coscienza e moralità. Ci sarebbe da discutere se sia compatibile con la professione di medico ma a me interessa che ogni cittadino, ma soprattutto ogni donna, abbia il sacrosanto diritto di andare in una qualsiasi struttura ospedaliera a praticare l'aborto. Questa si chiama laicità dello Stato che ogni giorno viene calpestata non facendo rispettare leggi scritte ed approvate dal Parlamento.

Tutti a parlare della coscienza del medico ma nessuno (tantomeno il Ministro Lorenzin) s'interroga su quale sia lo stato d'animo di una donna che prende una delle decisioni più dolorose della propria vita. Le donne non vanno sorridendo ad abortire, vanno con la tristezza e la paura di chi sa che perderà una vita. Uno Stato serio e non medioevale dovrebbe non giudicarle ma aiutarle in questo percorso, stringendole la mano, non facendole sentire in colpa. Mai.

Invece, nel 2017, siamo ancora a parlare di Medici obiettori e non, di concorsi da rifare solo perchè si cerca di garantire un servizio in una struttura pubblica sanitaria. L'obiettore rischia di prendere delle decisioni che io, da paziente, non sento mie, che per la mia coscienza sono giuste e corrette e che lo Stato mi ha garantito. Un Medico potrebbe impormi una sua visione della vita, come ad esempio nascondendo malattie gravi del futuro figlio semplicemente per paura che la donna (o la coppia) potrebbe ricorrere all'aborto.

Quante volte abbiamo letto di ospedali con soli medici obiettori o della discriminazione degli infermieri e medici non obiettori, prontamente segnalata dal Consigli d'Europa. Il nostro Ministro delle Sanità è palesemente a favore dell'obiezione di coscienza non mettendo il rispetto della legge sopra TUTTO e TUTTI. E' talmente inadeguata che viene persino sbugiardata dalla Bindi.

Spero proprio che il Governatore Nicola Zingaretti non indietreggi di un millimetro e garantisca il regolare svolgimento del concorso. Tra una settimana tutti si dimenticheranno anche di questa vicenda, le polemiche le porterà via il vento e questo Paese rimarrà un posto per bigotti in cui la laicità è solo un valore virtuale che è meglio non far rispettare.

Porto vs Juventus in 10 punti

1) Nuno Espirito Santo aveva previsto nell'ordine: che la Juve non avrebbe giocato con le "5 Stelle" e che Bonucci alla fine sarebbe sceso in campo. Perculato su tutta la linea. Pronto per entrare in politica (in Italia).

2) Il caso Bonucci ci ha fatto capire: a) nessuno è insostituibile, b) tutti devono seguire un codice di comportamento, c) abbiamo 5 grandi difensori centrali, d) società ed allenatore sono in perfetta sintonia, e) Allegri si è evoluto in Super Sayan Livello II.

3) Fermo restando il punto 2 non facciamo cazzate incrinando una stagione fin qui davvero perfetta. Via ego e coglioni girati, dentro orgoglio e voglia di vincere. Mica siamo i Soprano's.

4) Bisogna sempre imparare dai Presidenti che (pensano) di saperla più degli altri. Detto, fatto. A Porto sfoggiamo una #cazzimmapiemontese da far accapponare i tatuaggi persino ad Insigne.

5) I predestinati hanno sempre un momento in cui tutto cambia ed iniziano a brillare di luce propria. Marko Pjaca è uno di questi ed il suo primo goal vale doppio. Primo perché fatto in Champions League e secondo per la sua esultanza "dell'Alce". Il WWF ha già chiesto i diritti.

6) Terzino brasiliano in bianconero mi ricordava maledettamente Athirson (uno degli innumerevoli pacchi di mercato di Lucianone Moggi). Tutto è svanito alla combinazione "fascia-to-fascia" Alex-Sandro - Dani-Alves. Obrigado.

7) Per quelli "il Porto era scarso" ricordo che nelle ultime 14 partite casalinghe di CL ne aveva persa solo una. L'avversario del vicino è sempre più forte.

8) Terreno perfetto, atmosfera da brividi, musichetta che ti ricorda che non si scherza più. Questa è la Champions League, quella vera, quella che sogni e temi. E' bello esserci senza dover pensare se il tuo stadio si farà oppure no.

9) Appunto da tifoso: mai andare a vedere una partita di pallavolo, scordandovi che c'è la CL. Rischiate seriamente di stare con in mano il cellulare in attesa di una notifica push. Patetico.

10) Gli abbracci fraterni di Capitan Gigi ad altri campioni, come Iker Casillas, stanno diventando una piacevolissima tradizione. Tutto pronto per una puntata speciale di C'è Posta Per Te.

lunedì 20 febbraio 2017

Microscopici partiti comunisti


A grandi passi verso il proporzionale

Bisogna saper sempre distinguere tra i proclami e le azioni concrete e mai come nel caso delle legge elettorale la regola calza a pennello. Dopo la vittoria del NO tutti, ma proprio tutti, si sono lanciati nei proclami più disparati del "votiamo subito" non importa come, non importa con che legge elettorale ma il popolo è sovrano e deve decidere. Il mantra non aveva nessuna eleborazione razionale, non analizzava la mancanza di una legge elettorale, la situazione precaria dei conti, il nostro rapporto non idilliaco con l'UE e la nostra economia agonizzante. Finito il gennaio del chi strilla di più, tutti si sono datti una calmata ed hanno iniziato a fare qualcosa di concreto. Cosa hanno fatto? Semplicemente hanno preso atto che si andrà verso un sistema elettorale di tipo proporzionale ed hanno iniziato a spuntare come funghi nuove sigle e nuovi partiti.

Solo nell'ultimo weekend abbiamo assistito a:
  • Scissione (di fatto) del PD e nascita quindi del soggetto politico della "minoranza".
  • Fusione (a freddo) tra La Destra (Storace) ed Azione Nazionale (Alemanno) che ha generato il Movimento nazionale per la sovranità.
  • Sel non c'è più ma al suo posto è nata Sinistra Italiana
Ovviamente è solo l'inizio della profilazione dei pani e dei simboli.  Abbiamo già letto della nascita di Campo Progressista di Giuliano Pisapia (che aiuterà Renzi a drenare la perdita di voti a sinistra), di demA di Demagistris, magari Alfano e Verdini si fondono per un nuovo soggetto politico (che strizzerà l'occhio sempre al solito Renzi) ed il mondo centrista che è sempre stato foriero di nuove sigle e ammucchiamenti che sfidano il Darwinismo. I prossimi mesi saranno ricchi di annunci e congressi.
Se tutti corrono a farsi una sigla personale un motivo ci sarà non credete? La partita si giocherà non tanto sul sistema elettorale (proporzionale ci mancherebbe) ma sulla quota di sbarramento, unico vero spartiacque tra il contare ed il non contare un cazzo.
Noi poveri elettori dovremo sfogliare, alle prossime elezioni, la classica scheda chilometrica in cui troveremo tutto ed il contrario di tutto in cui sarà già un miracolo se segneremo il simbolo corretto.